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Il 5 marzo 2020, esattamente un anno fa, le campanelle delle scuole di tutta l’Italia smisero di suonare e oltre 8 milioni di studenti e quasi 850mila tra insegnanti e personale scolastico si ritrovarono da un giorno all’altro a casa. Sembrava uno stop di soli 10 giorni, ma durò nella realtà tanti mesi. Un periodo difficile, di duro lockdown, ma anche di grandi trasformazioni nella scuola, con la Dad, con le tante difficoltà di connessione, di scarsità di dispositivi informatici, di organizzare la didattica in modo digitale, con l’acquisizione di competenze direttamente sul campo. Il nuovo Dpcm del Governo Draghi da lunedì 8 marzo 2021 raddoppierà gli studenti in didattica a distanza (Dad) nelle scuole di ogni ordine e grado, due terzi degli studenti potrebbero tornare tutti a casa e chissà quanti altri nelle prossime settimane. E’ passato un anno, sembra diverso, molte sono le cose fatte, ma riemerge l’incubo del lockdown scolastico. Le riflessioni dell’assessore all’istruzione Anna Bosco: “I nostri giovani e bambini stanno soffrendo tanto questo momento. Un sentimento che comprendo e sento anche mio. Distante purtroppo ma ben distinto. Una sensazione forte. È stato un anno difficile e non è finita. Prima abbiamo avuto paura. Poi è arrivata l’estate a farci sentire un po’ il profumo della libertà. Infine il lungo inverno, zeppo di difficoltà. Ero convinta che bloccare la didattica in presenza sarebbe stata sempre un’estrema ratio e ho sperato e lavorato ogni giorno da allora perché si evitassero le chiusure generalizzate. Ora ci risiamo. Anche se sentiamo aria di primavera. Stringiamo i denti e teniamo duro. Finirà, ce la possiamo fare!”

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