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Vastesi alla ricerca di un mondo migliore

Il dopoguerra, una stagione difficile per milioni di europei e che nell’Italia messa in ginocchio da un conflitto lungo e sanguinoso aveva spinto milioni di persone a vendere quel poco che avevano e ad indebitarsi per comperare un biglietto per andare lontano a cercare un futuro migliore.

E sono stati tanti i vastesi costretti a lasciare la nostra città, tante le destinazioni: America, Australia, Europa centrale, Sud Africa. Mete, alle volte frutto della scelta del destino, che per migliaia di nostri concittadini hanno segnato un nuovo inizio.

Si seguiva l’amico o il parente che se ne era andato per primo e che nelle lettere descriva una terra lontana e diversa ma generosa. Una nuova patria che avrebbe potuto significare lavoro, sacrificio e, finalmente, serenità, benessere economico.

Il viaggio era lungo e denso di incognite.

Si viaggiava per mare allora. L’America, l’Australia, erano terre lontane. Ci si impiegava un mese per raggiungere l’Australia, quattro interminabili settimane per iniziare una nuova vita, troppo poco tempo per superare il trauma del distacco.

Ad attendere gli emigranti un amico, un congiunto, un vicino di casa, un concittadino sino a quell’istante sconosciuto e che ora diventava famiglia, una famiglia scevra da legami di sangue eppure solida perché basata sulla condivisione di lingua, cultura, conoscenze, ricordi, sofferenze per una patria lontana, desiderio di andare incontro ad un futuro diverso. Il lavoro, le difficoltà di adattamento, l’essenzialità che cedeva il passo a piccoli lussi, il desiderio di ricostituire una famiglia ed una comunità: dopo qualche anno si mandavano a chiamare le mogli, si sposavano per procura le fidanzate perché tornare indietro per il matrimonio proprio non era possibile, si decideva di convolare a nozze con quella concittadina, scelta dalla mamma o dalle sorelle, che aveva accettato di partire ma con la quale non si era scambiata mai neanche una parola, fiduciosi che la voglia di riscatto e la speranza nell’avvenire avrebbero costituito una comune base inossidabile.

Ora le navi trasportavano le donne ed i bambini e con essi gli affetti e la stessa identità di quegli uomini che, anni prima, erano dovuti andar via e che solo adesso iniziavano realmente una nuova vita. Ancora sacrifici ma con prospettive ben diverse, le comunità che rinascono nel segno dell’appartenenza alla terra d’origine. Il lavoro, il progresso, il benessere, l’antica sofferenza che diventa ricordo ma la nostalgia… quella non passa mai.

Il ritorno per ritrovare la famiglia mai dimenticata, per vedere com’è cambiata Vasto e quella casetta acquistata tanti anni prima con i primi soldi e sinora solo immaginata simbolo di una battaglia vinta, l’incontro con gli amici di un tempo, la mesta visita alla tomba della madre mai più riabbracciata, il riappropriarsi delle proprie radici, il constatare che certi vincoli d’amore non si esauriscono mai perché sono più forti del dolore, la gioia di mostrare ai figli nati in un altro continente la propria città e l’orgoglio di raccontare un tempo passato in un cui le difficoltà erano tante. Il desiderio di rinsaldare ancora di più il legame con la terra d’origine. Un turbinio di sentimenti in cui sono racchiuse tante vite e che un uomo, Silvio Petroro, recentemente scomparso, ha saputo interpretare dedicando la propria vita agli emigranti vastesi. A lui si deve il gemellaggio Vasto-Perth, la metropoli australiana dove vive una numerosissima comunità di vastesi, un patto d’amore sottoscritto il 18 dicembre 1989 e di cui quest’anno si celebra il ventesimo anniversario. Un patto per non dimenticare chi aveva lasciato tutto per inseguire un sogno, chi aveva fatto fortuna contribuendo alla costruzione di una nuova patria ed alla riedificazione della Vasto del futuro ma anche i tanti che fortuna non avevano trovato e si erano consumati nella nostalgia. La memoria di una stagione lontana, un patrimonio inestimabile che oggi si arricchisce di scambi culturali, accordi economici e pellegrinaggi dello spirito a sottolineare come l’appartenenza, l’identità di tanti uomini e donne siano ancora custoditi in questa città. Una motivazione forte per continuare sulla strada tracciata da Silvio Petroro perché anche se il nostro Paese e Vasto sono cambiate, anche se ora distanze che sembrava incolmabili si coprono in pochi giorni e la rete permette di comunicare in tempo reale, il ricordo di un mondo difficile non venga smarrito perché in esso sono racchiusi il passato e il futuro di un popolo.

Marina Recinelli