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4 novembre, il saluto del Sindaco Francesco Menna

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Autorità militari e civili,

Cari Associati alle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, Cari ragazzi,

Cari Concittadini,

l’annuale celebrazione del 4 novembre è sempre occasione privilegiata per riflettere sul senso del nostro ‘essere comunità’, rendendo giusto omaggio ad una storia incancellabile e valorizzando un impegno collettivo che continua, in nuove forme, a mostrarsi essenziale per la libertà che da oltre settant’anni abbiamo la fortuna di sperimentare.

Una pagina, senza dubbio, tra le più atroci dell’Italia postunitaria: il primo, e devastante conflitto in armi di dimensioni mondiali, culminato, in quel 4 novembre del 1918, nella vittoria per l’Italia, che conseguì lo storico obiettivo di completare il percorso avviato durante il Risorgimento per l’Unità Nazionale.

Ma viene spontaneo chiedersi: che senso ha celebrare il ricordo di eventi che, per quanto decisivi e fortemente simbolici, appaiono chiusi per sempre alle nostre spalle, appartenendo ad un passato che sembra non avere nulla a che fare con questo presente?

Ce lo ha spiegato, con straordinaria efficacia, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento alla cerimonia in occasione del centenario della fine della Grande Guerra, il 4 novembre dello scorso anno, a Trieste: “La Repubblica - disse - celebra qui la Vittoria e la conclusione di quella guerra, che sancì il pieno compimento del sogno risorgimentale dell’unità d’Italia, con l’arrivo, a Trieste, dell’Audace e della Grecale della nostra Marina e con l’ingresso dell’Esercito a Trento. Lo facciamo con orgoglio legittimo e con passione, senza trascurare la sofferenza e il dolore che hanno segnato quella pagina di storia. Lo facciamo in autentico spirito di amicizia e di collaborazione con i popoli e i governi di quei Paesi i cui eserciti combatterono, con eguale  valore e sacrificio, accanto o contro il nostro. Celebrare insieme la fine della guerra e onorare congiuntamente i caduti - tutti i caduti - significa ribadire con forza, tutti insieme, che alla strada della guerra si preferisce sviluppare amicizia e collaborazione. Che hanno trovato la più alta espressione nella storica scelta di condividere il futuro nell’Unione Europea.”

Se, infatti, da oltre 70 anni l'Italia vive in pace, in un'Europa gradualmente unificatasi, non per questo si è venuto esaurendo il ruolo o il concreto impegno delle nostre Forze Armate. L’impegno di tanti italiani, in questo stesso giorno, lontani dalla patria in numerosi delicati contesti internazionali - dal Libano alla Lettonia, dal Kosovo all’Afghanistan, dall’Iraq a Gibuti, negli Emirati Arabi, in Niger, in Libia, in Somalia - come il servizio di quanti operano sul territorio nazionale in concorso con le forze di Polizia, e nel Mar Mediterraneo, ben rappresentano il contributo di tutte le nostre Armi alla tutela della pace e della sicurezza internazionale.

A tutti loro, ed alle loro famiglie, vorrei che giungesse il nostro comune e sentito abbraccio.

 

Vorrei, da ultimo, riflettere con Voi sul significato della “guerra” per noi, ‘cittadini italiani ed europei, cittadini del mondo’, in questo primo scorcio di alba del 2020.

La Costituzione Italiana, nata dalla Resistenza, ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie, privilegia la pace, la collaborazione internazionale, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze.

Oggi la guerra in armi ha ceduto il passo ad una guerra sotto traccia, che si serve della tecnologia per nascondersi, per instillare odio e generare contrapposizioni: è, pertanto, una guerra più insidiosa e difficile da combattersi, uno scontro non in campo aperto ma condotto, spesso, dietro tastiere e social media.

Lo abbiamo visto, negli scorsi giorni, in occasione della proposta di istituzione di una ‘Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza’, promossa dalla Senatrice a Vita Liliana Segre, Cittadina Onoraria della nostra Vasto, a cui rinnoviamo la vicinanza e la stima più profonde .

Anche in questa circostanza, del tutto apartitica, le forze politiche non hanno inteso convergere sulla necessità, soprattutto per i tanti giovani, di dover monitorare, e contrastare, la deriva di svilimento del patrimonio di valori collettivi su cui si fonda la nostra Repubblica: riflettere sulla 'libertà di odiare' è un dovere per chi è istituzione democratica.

Cari concittadini, ciascuno di noi è chiamato ad impegnarsi personalmente, nei propri ambiti di vita e di passione, nel ricordo di quanto accadde, in anni lontani, a causa di uomini che usavano stabilmente la forza quale arma di prevaricazione ed annientamento dell’avversario.

Pensiamo - e realizziamo - un mondo libero dal peso di ogni ‘guerra’:  possiamo farlo - parafrasando Liliana Segre - “curando la democrazia, facendone un bene personale. E non avendo paura.”

Viva le forze Armate! Viva la Repubblica! Viva l'Italia!

IL SINDACO

FRANCESCO MENNA